RIFLESSIONE PER IL GIOVEDÌ E VENERDÌ SANTO DELL’APOCRISARIO PRESSO LA SANTA SEDE DEL PATRIARCA GRECO-MELKITA DI ANTIOCHIA SULLA PASSIONE DI CRISTO

9 aprile 2020

RIFLESSIONE PER IL GIOVEDÌ E VENERDÌ SANTO
DELL’APOCRISARIO PRESSO LA SANTA SEDE
DEL PATRIARCA GRECO-MELKITA DI ANTIOCHIA
SULLA PASSIONE DI CRISTO

(Maestro bizantino, crocifisso del museo nazionale di San Matteo, Pisa, 1230 circa)
La Divina Liturgia, celebrata nelle Chiese Orientali di rito bizantino, è stata scritta da due Padri della Chiesa, San Giovanni Crisostomo (✠ 407) e San Basilio il Grande (✠ 379). Essa è una forma liturgica per celebrare la presenza reale di Cristo nelle due Specie poste sull’altare, affinché diventino con la transustanziazione, Corpo e Sangue di Cristo incarnato, vissuto, morto, risorto ed asceso al cielo. 

La celebrazione del Sacrificio di Cristo è il segno dell’amore di Dio per ciascuno di noi. Il Cristo ha chiesto di fare memoria di tale evento salvifico, dando potere agli Apostoli e a tutti i loro successori. “L’offerta è la stessa, chiunque sia colui che offre, sia Paolo, sia Pietro; è la stessa di quella che Cristo diede ai discepoli e quella che ora fanno i sacerdoti: questa non è per nulla inferiore a quella, perché non sono gli uomini a santificarla, ma è lo stesso che santificò quella. Infatti, come le parole che Dio disse un giorno sono le stesse di quelle che dice ora il sacerdote, così l’offerta è la stessa...”. (San Giovanni Crisostomo, In Epist. II ad Timotheum 1, in PG 62, 612)

Disse San Giovanni Damasceno (✠ 750): “come tutto quello che Dio fece, lo fece attraverso l’opera dello Spirito Santo, così pure anche ora l’opera dello Spirito Santo produce le cose che superano la natura, quelle cose cioè che solo la fede può comprendere” (De fide orthodoxa 4,13, in PG 94, 1140-1141). Lo Spirito Santo opera con la potenza dell’Altissimo, trasformando tutte le cose perché “attraverso l’invocazione e la discesa dello Spirito Santo si trasformano nel corpo e nel sangue di Cristo; e non sono due cose, ma un’unica e medesima cosa”(De fide orthodoxa 4,13, in PG 94, 1145).
(Lavanda dei piedi. Teofane Cretese, XVI sec.)
Il Giovedì Santo si commemora l'istituzione dell'Eucaristia, la lavanda dei piedi, l'ultima Cena e la preghiera sacerdotale di Gesù nell'orto dei Getsemani. Il Giovedì Santo è caratterizzato dall'aria di festa mattutina; viene celebrato il Vespro e la Solenne Liturgia di San Basilio il Grande e i celebranti vestono con i paramenti di colore bianco. La festa è chiamata dai Santi Padri orientali “Piccola Pasqua”, perché il Signore è realmente presente nell'Eucaristia, gloriosamente risorto.

Nel pomeriggio dello stesso giorno, si anticipa il Venerdì Santo, dove si celebra le Lodi cosi detto il Mattutino, perché nella grande settimana santa si capovolgono i tempi delle preghiere. I celebranti si vestono con i paramenti rossi del lutto; si celebra la Passione di Cristo leggendo dodici brani dal Vangelo. Dopo la lettura del quinto Vangelo, avviene la processione e la crocefissione di Cristo sulla croce. Il celebrante intona il canto: “Oggi è appeso al legno colui che ha appeso la terra sulle acque; oggi il Re degli angeli è cinto di una corona di spine; oggi è avvolto di una finta porpora colui che avvolge il cielo di nubi; riceve uno schiaffo, colui che nel Giordano ha liberato Adamo; è inchiodato con chiodi lo Sposo della Chiesa; è trafitto da una lancia il Figlio della Vergine. Adoriamo, o Cristo, i tuoi patimenti! Mostraci anche la tua gloriosa risurrezione”. (Liturgia mattutina del Venerdì Santo).
(Crocifissione. Bisanzio XIV sec., Retro della cardiotissa Pafsolype)
Nel momento solenne della crocefissione di Gesù, l’assemblea e i celebranti intonano l’inno: “Mostraci anche la tua gloriosa risurrezione”. Non è concepibile secondo la spiritualità orientale una morte di Cristo senza pensare e proclamare la Sua Risurrezione, come afferma San Paolo: “Ma se Cristo non è risorto, vuota allora è la nostra predicazione, vuota anche la vostra fede”. (Prima lettera ai Corinzi 15: 14) 

Cari fratelli e sorelle, in questi giorni particolari meditiamo Cristo sulla croce segno indelebile del Suo amore per noi. Disponiamoci ad accogliere nel nostro intimo con stupore e gratitudine, la ferma speranza in Cristo risorto affinché risplenda su di noi la Sua forza di vita, di pace e di libertà. 

Vi assicuro la mia personale preghiera ed imploro su di Vuoi la divina benedizione nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, Amen.

Atavis et Armis.

Archimandrita Chihade Abboud, ChLJ 
Apocrisario di Sua Beatitudine Youssef Absi presso la Santa Sede

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