LA VENERABILE ARCICONFRATERNITA DI SANTA MARIA ODIGITRIA DEI SICILIANI IN ROMA

12 febbraio 2021

LA VENERABILE ARCICONFRATERNITA DI SANTA MARIA
ODIGITRIA DEI SICILIANI IN ROMA

(Il Breve Apostolico di Clemente VIII di erezione dell’Arciconfraternita della Beata Vergine Maria d’Itria della Nazione Siciliana in Roma, poi denominata S. Maria Odigitria dei Siciliani)

Il 5 settembre 1593 un piccolo gruppo di oriundi siciliani si riunisce in un locale messo a disposizione da don Paolo Ciccio, anch’egli siciliano, presso la chiesetta di S. Leonardo de Albis nel rione S. Angelo, dove si radunava la Compagnia degli Scalpellini e dei Marmorari, per creare un sodalizio con lo scopo di realizzare un “hospitale sotto la invocazione di Santa Maria d’Itria , di Costantinopoli, special advocata della nostra Natione siciliana per la salute delle anime nostre et per beneficio universale di tutti i siciliani che in questa città di Roma vengono per voti o devotioni , o per altri negotij et affari …”Il gruppo era composto da Giuseppe Aragona, Pietro Bongiorno, Giuseppe D’Amato, Andrea Altieri, Vincenzo Musca e Giuseppe Musolino, oriundi di diverse parti delle Sicilia.

 

Il 5 febbraio 1594 il Papa Clemente VIII, accogliendo e lodando l’iniziativa dei “pii Christi fideles siculi in urbe exsistentes”, istituisce canonicamente con il breve “Pastoris Aeterni” l’arciconfraternita “sub invocatione Beatae Mariae de Itria”.

 

La generosa donazione di un sacerdote siciliano don Matteo Catalano di Palazzolo Acreide, da anni traferito a Roma, permette alla neo-istituita confraternita di disporre di alcune case, in una zona periferica, in mezzo ad orti e vigne “presso li due macelli”. Viene così ricavato un oratorio che si affaccia in una viuzza, per lungo tempo chiamata “della Madonna di Costantinopoli”, prima di diventare l’attuale Via del Tritone.

L’icona che fu posta sull’altare maggiore della nascente cappella era una copia di quella popolarissima venerata a Costantinopoli che una pia tradizione attribuisce al pennello dell’Evangelista Luca.

 

L’icona di S. Maria di Itria o Odigitria, cioè della Madre che indica nel Figlio la Via da seguire, portata a Costantinopoli da Antiochia nel V secolo d.C., fu posta dall’imperatrice Pulcheria in una chiesa da lei edificata nel quartiere di Santa Sofia. La devozione all’Odigitria si diffuse rapidamente da Costantinopoli in tutte le regioni d’influenza bizantina e non è quindi un caso che i “pii Christi fideles siculi” di Roma si mettessero sotto la protezione della Vergine venerata con questo titolo.

 

Per tutto il Seicento chiesa e Arciconfraternita possono contare sull’attenzione continua e benevola di regnanti vicerè di Sicilia, del parlamento siciliano e delle autorità romane, di singoli benefattori e della stessa Sede Apostolica.

 

Il Settecento si apre con un nuovo e importante riconoscimento: quello di “regia” conferito alla chiesa nel 1710 dal viceré di Sicilia marchese Carlo Antonio Spinola.

 

I primi anni dell’ottocento trascorrono in un clima di incertezza e si pensa di trovare altri siti per dare una sede alla confraternita. Prevale poi l’idea di ricostruire e, nel 1805, hanno inizio i lavori di restauro dell’antica chiesa su progetto di Francesco Manno “artista accademico di S. Luca”. I lavori proseguono con lentezza e difficoltà anche a causa delle vicende politiche della città. Finalmente nel 1814, l’oratorio di S. Maria di Costantinopoli ritorna ad ospitare le periodiche assemblee dei confratelli e, con la munificenza del Pontefice e di Re Ferdinando, si portano a termine i lavori. Il 21 Maggio 1817 si riapre al culto la chiesa restaurata.

 

Il novecento inizia con una declino sempre più pesante della confraternita. Problemi di ordine amministrativo, legati alla legge che intendeva riformare le opere pie trasformandole in istituzioni pubbliche, e le vicende politiche nel periodo tra i due conflitti mondiali e immediatamente dopo la guerra portano ad una continua flessione del numero degli iscritti.

 

Ad imprimere nuovo slancio al declinante sodalizio giunge, nel 1970, la nomina a primicerio di Mons. Antonio Maria Travia, arcivescovo titolare di Termini Imerese ed Elemosiniere di Sua Santità. La chiesa viene restaurata e Paolo VI, con la bolla “Romana Templa” del 12 febbraio 1973, eleva il tempio a diaconia cardinalizia. Il 13 Dicembre 1974 il Cardinale Arcivescovo di Palermo, Salvatore Pappalardo, prende ufficialmente possesso del suo titolo e consacra l’altare, sul quale era stata posta una nuova icona della Vergine Odigitria, dono del Patriarca Atenagora II, ma consegnata successivamente dal suo successore Dimitrios I.

(Mons. Renzo Giuliano, Primicerio della Venerabile Arciconfraternita di Santa Maria Odigitria dei Siciliani in Roma)

La Venerabile Arciconfraternita nel febbraio del 2013 fu nominata membro onorario della cessata Accademia Enrico VI di Hohenstaufen, divenendo, poi, d’ufficio, come tutti gli accademici di quest’ultima, membro onorario dell’Accademia Lazzarita San Luigi IX Re di Francia, nata dalla trasformazione della precedente accademia.

 

Suo attuale Primicerio è Mons. Renzo Giuliano, nato a Montelepre (PA) nel 1950, ordinato sacerdote a Roma il 23 ottobre 1976, le cui meditazioni domenicali saranno pubblicate da ora in poi sul sito del nostro Gran Baliato.

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